VISIONI

2 NOVEMBRE | ORE 21:00
UDINE | Cinema Visionario
La leggenda di Kaspar Hauser
(ITA, 2012) di Davide Manuli
Musica VITALIC
In collaborazione con victor and the peacock

KH

«L’electro-house di Vitalic non è soltanto colonna sonora, ma figurazione ritmica che impone le proprie modulazioni a tutto il film»

«It’s a pure visual trip»
Rolling Stone

«It’s hard to find adequate words to convey the rare beauty of this film, for its visions are of a primeval kind»
Celluloid Liberation Front

 

La leggenda di Kaspar Hauser è un surreale western di fantascienza.
Kaspar Hauser (Silvia Calderoni), della cui sorte vogliono farsi carico lo Sceriffo e il Pusher (Vincent Gallo), la Duchessa (Claudia Gerini) e il Prete (Fabrizio Gifuni), ha come sola ambizione fare il DJ. È felice, balla, ripete compulsivo «Io sono Kaspar Hauser» e «Voglio diventare un cavaliere», ha persino dei superpoteri.
All’osso, la vicenda di Kaspar Hauser è una delle infinite varianti dello scontro tra natura – il buon selvaggio dall’identità misteriosa e dai poteri paranormali – e civiltà – la civiltà degli Sceriffi, dei Preti e delle Duchesse, ma pure dei Pusher, delle Puttane e dei Servi. Non c’è da meravigliarsi che da una narrazione di cronaca tutto sommato non sorprendente, quella di un ragazzetto bizzarro giunto a Norimberga da chissà dove e ucciso da chissà chi, si sia trasformata in pieno Romanticismo in una leggenda, in un enigma e, in definitiva, in una splendida metafora della violenza dell’acculturazione. Di per sé, dunque, Kaspar Hauser è una parabola anti-autoritaria. Nelle mani di Manuli, che con il suo eroe condivide la sorte di non riconciliato, diventa una sinfonia di libertà che si riflette in ogni piano del film.
Una regia che privilegia la camera fissa e dei carrelli lenti e misurati, la fotografia levigata in bianco e nero di Tarek Ben Abdallah, le scenografie naturali della Gallura, le sequenze senza stacchi di montaggio, il minimalismo dei quadri e l’essenzialità dei costumi, farebbero pensare ad una struttura che si regge interamente sulla sottrazione invece, al contrario, ogni scena si nutre di un’energia trasbordante, persino barocca e  ribollente. Manuli crea il paradosso di un vuoto ipersaturo. E poiché non c’è più da capire, non rimane che contemplare. Incantati.

È la natura musicale del film a garantirne la tenuta: l’electro-house di Vitalic non è soltanto colonna sonora, ma figurazione ritmica che impone le proprie modulazioni a tutto il film.

 


 

02 > 04 NOVEMBRE UDINE | KOBO SHOP
RUINS RIDER di Pierre-Luc Vaillancourt

Filmato nelle terre perdute dei Balcani, Ruins Rider ci conduce attraverso le rovine che nel corso dei secoli passati sono riuscite a scatenare nei visitatori delle vere e proprie trance. Utilizzando ipnotiche vibrazioni pulsanti, il regista Pierre-Luc Vaillancourt ha concepito un’esperienza cinetica dirompente. Accompagnato dalla potente colonna sonora di Marc Hurtado, Ruins Rider è un’esperienza viscerale di archeologia ipnagogica e grezza energia.
I films di Vaillancourt sono stati presentati presso il Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria, il Centro Nazionale Russo per le Arti Contemporanee, il Lausanne Underground Film Festival, la Fondazione per l’Arte Contemporanea di Kiev, l’Alchemy Film & Moving Image Festival e in molti altri festival internazionali, musei e cineteche.