
venerdì 23 ottobre ore 21:00 | Azienda Agricola Giuseppe Maggiori | Colloredo di Monte Albano
Sacre Stanze, il nuovo lavoro di Maurizio Abate, nasce dal desiderio di scrivere brani da affidare a Marco Giudici (Any Other, Halfalib) per la cura degli arrangiamenti e dalla volontà di coinvolgere altri musicisti cui consegnare l’interpretazione delle parti strumentali. Dal 2019 la produzione ha attraversato trasformazioni, rallentamenti e improvvise accelerazioni che hanno reso la realizzazione del disco un autentico percorso formativo, tanto sul piano artistico quanto su quello umano. Maurizio Abate è un autore di viaggi sonori mai banali, ma con Sacre Stanze sembra aver raggiunto una nuova vetta di consapevolezza. Non è solo un disco; è un invito a riabitare il silenzio attraverso il suono. Diversamente dai lavori precedenti, concepiti in una dimensione di autoproduzione come cristallizzazione immediata di un’urgenza creativa, Sacre Stanze ha richiesto pazienza, osservazione distaccata e confronto continuo. Il disco è il risultato di uno sforzo collettivo.In un’epoca dominata da algoritmi che masticano brani da trenta secondi, Sacre Stanze lancia un guanto di sfida. È un disco che necessita di modalità di ascolto ormai desuete. Sacre Stanze non si ascolta mentre si fa altro. Richiede il buio, o almeno la chiusura del mondo esterno. È un esercizio di resistenza alla frenesia moderna. I musicisti che hanno partecipato all’album hanno lasciato ciascuno un contributo unico e riconoscibile, chi attraverso idee musicali originali, chi tramite la qualità esecutiva sul proprio strumento: Lucia Gasti, Marco Giudici, Agnese Banti, Francesca Saracino, Francesca Stella Riva, Valeria Sturba, Ambra Canevari, Adriano Sangineto, Alberto Boccardi. Un’opera preziosa, densa e necessaria. Maurizio Abate ha creato un tempio sonoro dove la tecnica si fa spirito e il suono si fa casa. Un ascolto obbligato per chi cerca ancora la musica tra i solchi di un disco.
Maurizio Abate_chitarre
Alberto Danzi_piano elettrico, synth
Lucia Gasti_violino, elettronica
In bilico tra varie forme di espressione, la musica di Davide Cedolin è un compendio di più sfumature e il fingerpicking free-hand come portale d’accesso verso la trascendenza. Fantasmi di Jack Rose bussano alla porta insieme a rimembranze di folk popolare di matrice europea. Presenterà Cjera A?ìn, che ripercorre le sue radici friulane
Cjera Ascìn è un luogo in cui il tempo si è fermato.
Gente di montagna, animali selvatici, alberi secolari, vecchi mestieri;
folklore, auto abbandonate, paesi fantasma, case che hanno il nome di borghi:
sono i luoghi dove Davide Cedolin ha passato le estati dell’ infanzia e nei quali ha conosciuto l’incantesimo del petricore.
In Cjera Ascìn, Davide compie un prodigio di alchimia, traducendo in una suite rigogliosa la memoria, il sentimento e il suono della terra.
I field recordings sono fondamentali: immergono l’ascoltatore nel cuore di questa zona remota, mentre la musica dà corpo al racconto.
Davide Cedolin_chitarra, banjo, ossa e legni, synth
FORMA Free Music Impulse 2026 XVII Edizione è organizzata da Hybrida, con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia